L'email marketing è mandare messaggi a persone che hanno accettato di riceverli, dal tuo indirizzo e dalla tua lista. In Italia serve il consenso di chi riceve. Funziona perché la lista è tua: nessun algoritmo decide quanti la vedono, e il costo non cambia se il messaggio piace o no.
Dal dicembre 2023 ho seguito oltre settanta fra aziende e professionisti, e la checklist di questo sito arriva via email pochi minuti dopo l'iscrizione, senza che io tocchi niente.
Martedì 22 settembre 2026 · 8 minuti
Le email che un'azienda manda
Tipo
Cos'è
Serve il consenso?
Newsletter
Un messaggio periodico che informa chi si è iscritto
Sì
DEM
Una email pubblicitaria singola, mandata per vendere qualcosa
Sì
Transazionale
La conferma di un ordine, la password, la ricevuta
No: è un servizio, non promozione
Automatica
Parte da sola quando succede qualcosa: iscrizione, preventivo, acquisto
Sì, se promuove
A freddo
Scritta a chi non ti conosce e non ti ha mai lasciato l'indirizzo
Sì, sempre. Anche alle aziende
Il consenso serve per tutto quello che promuove. Le email di servizio, come la conferma di un ordine, sono un'altra cosa. Le regole per esteso stanno nella guida alle email automatiche.
Cos'è l'email marketing
L'email marketing è l'uso della posta elettronica per parlare a clienti e potenziali clienti che hanno accettato di ricevere i tuoi messaggi. La lista di indirizzi è tua, sta in un programma che scegli tu, e te la porti via se un giorno cambi strumento.
È la differenza con i social, ed è tutta lì. Su una pagina social decide una macchina quante persone vedono quello che scrivi: un post arriva in media all'1,25% dei follower su Facebook e al 3,20% su Instagram (Socialinsider, 872.075 post). In una lista di mille indirizzi il messaggio parte per mille, e in Italia lo apre circa uno su quattro.
E l'email non è un canale da nostalgici: in Italia la usa il 75,6% delle persone, anche se restiamo sotto la media europea dell'81,6% (Eurostat, dati 2025). Chi non ce l'ha, di solito, non ha nemmeno il conto in banca online.
1,25%
dei follower raggiunti in media da un post su Facebook, il 3,20% su Instagram. In Italia una email viene aperta dal 23% circa della lista.
Si comincia dagli indirizzi che hai già e dal permesso di usarli, non dal programma. L'ordine è questo: raccogli con il consenso, scegli lo strumento, decidi ogni quanto scrivi, scrivi la prima, guarda cosa succede.
Gli indirizzi si raccolgono dove le persone già ti incontrano: il sito, il preventivo, la cassa, la fiera. Sul sito il modulo di iscrizione che compare mentre leggi raccoglie in media il 4,8% delle volte che viene mostrato (Wisepops, un miliardo di visualizzazioni). È il dato di chi vende quei moduli, quindi prendilo come ordine di grandezza.
Lo strumento costa meno di quanto pensi, e per iniziare spesso zero. I prezzi qui sotto li ho letti oggi sulle pagine ufficiali di Brevo, MailerLite, Mailchimp e MailUp: cambiano spesso, quindi guarda la data prima di fidarti.
Poi c'è la parte che nessun programma fa al posto tuo: decidere cosa scrivere. Se non hai niente da dire, un abbonamento non te lo fa venire in mente.
Quanto costa, davvero
Programma
Piano gratuito
Quando inizi a pagare
Brevo
300 email al giorno, contatti illimitati
Da 7 € al mese, con 5.000 email al mese
MailerLite
250 iscritti e 2.500 email al mese
Da 12 dollari al mese
Mailchimp
250 contatti e 500 invii al mese
Il prezzo dipende dai contatti, lo calcola il sito
MailUp (italiano)
Nessuno, solo 15 giorni di prova
Da 48 € al mese, contatti illimitati
Prezzi letti sulle pagine ufficiali martedì 22 settembre 2026. Cambiano spesso, e quelli di MailerLite sono pubblicati in dollari. Per una lista piccola si parte da zero con tutti e tre i primi.
Esempi di email che funzionano
Le email che rendono in una piccola azienda sono poche e noiose da elencare: il benvenuto a chi si iscrive, il richiamo a chi ha chiesto un preventivo e non ha risposto, il promemoria di una scadenza, il messaggio dopo il lavoro finito, e una volta ogni tanto una novità che riguarda davvero chi legge.
Nessuna di queste è una campagna con la grafica a tre colonne. Sono messaggi corti, scritti come li scriveresti a un cliente che conosci, e firmati con il tuo nome. La grafica serve a un negozio online che deve mostrare venti prodotti, non a te che devi ricordare una scadenza.
Gli esempi che girano online sono di Netflix, Starbucks e Spotify, che hanno un ufficio grafico e un budget. Il tuo esempio è più vicino: un idraulico che a novembre scrive ai clienti «controlla la caldaia prima che faccia freddo» fa email marketing, e lo fa meglio di Spotify.
Cinque email per un'azienda da cinque persone
Email
Quando
Cosa dice
Benvenuto
Appena qualcuno lascia l'indirizzo
Chi sei, cosa fai e cosa riceverà: tre righe
Richiamo dopo il preventivo
Tre giorni dopo l'invio, se non risponde
Se hai dubbi sul preventivo, rispondi a questa email
Promemoria di stagione
Un mese prima che serva
Controlla la caldaia prima che faccia freddo
Dopo il lavoro finito
Il giorno dopo la consegna
Come si usa, cosa evitare, a chi scrivere se serve
La domanda di tutti
Quando te la fanno per la terza volta
La risposta che dai a voce, scritta una volta sola
Nessuna di queste ha bisogno di grafica. Si scrivono in dieci minuti e si mandano dal programma che usi già.
Cosa scrivere quando non hai niente da dire
È il punto in cui quasi tutti si fermano, di solito dopo il terzo invio. Non manca lo strumento: manca l'argomento. E l'argomento, in un'azienda che lavora, c'è sempre, solo che non sembra degno di una email.
Cinque posti dove guardare, in ordine di facilità: il lavoro appena finito, la domanda che ti fanno tutti, una cosa cambiata (un prezzo, una regola, un orario), la scadenza della stagione, un errore che hai visto fare e che si può evitare.
Il metro è uno solo: se la cosa che stai per scrivere l'hai già spiegata a voce a un cliente questa settimana, è un'email. Se invece devi cercare un'idea su internet, quella email non serve a nessuno, e tu lo sai prima ancora di scriverla.
Email marketing B2B: cosa cambia
Quando scrivi ad aziende cambiano tre cose: chi legge non spende soldi suoi, le persone coinvolte sono più di una, e i tempi sono lunghi. Il messaggio corto e diretto vince, e la firma con nome e cognome conta più del logo.
Cambia anche la legge, e in peggio. Scrivere a un'azienda che non ti ha dato il consenso è vietato lo stesso, anche se l'indirizzo sta sul suo sito in bella vista: l'indirizzo pubblico non è un invito a scrivere.
31,4%
le aperture medie nel settore business e finanza, contro il 29,8% del commercio online.
Se vendere ad altre aziende è il tuo mestiere, il pezzo lungo è qui: lead generation B2B.
Le email che partono da sole
Una parte di queste email non serve riscriverla ogni volta: parte da sola quando succede qualcosa, un'iscrizione o un preventivo mandato. È il gradino successivo, e conviene salirlo dopo aver mandato qualche email a mano. Chi parte dall'automazione si ritrova un sistema perfetto che manda, puntuale, niente.
Guarda i click, le risposte e le disiscrizioni. Il tasso di apertura, quello che tutti citano, è il meno affidabile: una parte delle aperture la fanno scattare i programmi di posta.
Per capire se un numero è buono serve un paragone. Nel 2025, su 19 miliardi di email di oltre 9.000 aziende, le aperture medie sono state il 23,4% e i click su chi ha aperto il 5,9%, in calo (Osservatorio Statistico MailUp e TeamSystem). In Europa i conti tornano: 22,83% di aperture, 2,29% di click, 0,51% di disiscrizioni (Brevo, 175.000 aziende).
E ogni quanto si scrive? Su questo esiste un esperimento vero.
Un grande negozio online ha diviso 603.153 clienti per una settimana: a metà un'email al giorno, all'altra metà una ogni due. Dimezzando gli invii le disiscrizioni sono scese del 59%, ma il ricavo giornaliero per cliente è calato del 7,6% (Baek, Chen, Ma e Mitrofanov, 2024). È un documento di lavoro, non ancora passato dalla revisione degli altri ricercatori.
Tradotto: scrivere di più vende di più oggi e brucia la lista domani. Non esiste la frequenza giusta, esiste quella che riesci a tenere: la mensile scritta bene batte la settimanale che muore a febbraio.
-59%
le disiscrizioni mandando una email ogni due giorni invece che tutti i giorni. Il ricavo per cliente è però calato del 7,6% al giorno. E chi si disiscrive, nei sei mesi dopo, ha oltre il 60% di probabilità in meno di essere ancora un cliente.
Se i numeri sono bassi perché le email non arrivano proprio, il problema è tecnico e non nel testo: le regole di Gmail e Yahoo, e cosa chiedono al tuo dominio, stanno nella guida alle email automatiche.
Quello che ho visto io: la lista ferma
L'esempio più piccolo ce l'ho addosso. La checklist di questo sito arriva via email pochi minuti dopo l'iscrizione, sempre: è una email sola, scritta una volta.
In un'agenzia assicurativa il ricontatto dei clienti era invece un lavoro a mano da almeno tre ore a settimana. Oggi lo fa un sistema, e quelle tre ore sono tornate a chi le spendeva.
Il resto di quello che vedo è sempre la stessa scena: una lista che esiste, cresce, e non riceve niente. Gli indirizzi non scadono come lo yogurt, ma le persone dentro si dimenticano di te, e dopo due anni di silenzio la tua email arriva come quella di uno sconosciuto.
Domande frequenti
Quello che mi chiede chi non ha mai mandato una newsletter.
Se la tua domanda non è qui, scrivimela: rispondo io.
L'email marketing funziona ancora?+
Sì, e per una piccola azienda è fra i canali più prevedibili, perché la lista è tua e il messaggio arriva a tutti gli indirizzi validi. Un post su Facebook raggiunge in media l'1,25% dei follower; in Italia una email viene aperta dal 23,4% di chi la riceve.
Quanto costa fare email marketing?+
Per liste piccole si parte da zero: Brevo regala 300 email al giorno, MailerLite 250 iscritti e 2.500 email al mese. Si paga quando cresci: Brevo da 7 € al mese, MailerLite da 12 dollari. I programmi italiani come MailUp partono più alti, da 48 € al mese. Prezzi letti il 22 settembre 2026.
Ogni quanto conviene mandare le email?+
Meglio poche e regolari che tante e a caso. In un esperimento su 603.153 clienti, dimezzare gli invii ha ridotto le disiscrizioni del 59% e insieme il ricavo giornaliero del 7,6%: scrivere di più vende di più subito e consuma la lista nel tempo.
Qual è la piattaforma migliore per l'email marketing?+
Non esiste la migliore in assoluto. Per una lista piccola conta il piano gratuito e la facilità: Brevo e MailerLite bastano a quasi tutti. Un programma italiano come MailUp ha senso quando mandi volumi alti e ti serve assistenza in italiano. Prima di scegliere, guarda quanto ti costa a mille contatti, non a zero.
Che differenza c'è fra newsletter e DEM?+
La newsletter è un messaggio periodico che informa. La DEM è una email pubblicitaria singola, mandata per vendere qualcosa di preciso. Le regole sul consenso valgono per tutte e due.
Serve il consenso per scrivere ai miei contatti?+
Sì. In Italia l'articolo 130 del Codice privacy chiede il consenso di chi riceve, con un'eccezione per i clienti che ti hanno già comprato qualcosa di simile.
Chi scrive
Fabio Reginato · Digital Mentor & AI Automation Specialist
Trent'anni nella moda, fra produzione e marchi propri, prima di passare all'automazione con l'AI per le piccole imprese. Dal dicembre 2023 ho seguito oltre settanta fra aziende e professionisti, dall'Italia alle Canarie.
Scrivimi
Dimmi quanti indirizzi hai già, e fermi.
Due righe bastano: quanti sono, da dove arrivano e l'ultima volta che gli hai scritto. Ti rispondo io, non un assistente.